Si tratta di un piccolo monumento funerario scoperto in Bulgaria nel 1936 e poco conosciuto in Francia fino all’esposizione dei Tesori dell’Arte Bulgara tenutasi a Parigi nella primavera del 1963. Nelle vicinanze di Tatarevo, un piccolo villaggio della regione di Borissovgrad, gli scavi hanno riportato alla luce questa bianca stele marmorea composta di una base quadrangolare e di una colonna in forma di prisma. Sulla faccia anteriore della base sono raffigurati tre personaggi: a sinistra, in piedi, un gladiatore in armatura di ferro protetto da un grande scudo rettangolare; a destra il suo avversario vinto, seduto a terra con la mano destra levata a chiedere la grazia; tra i due un summa rudis dai capelli ricci. Quest’ultimo non regge la solita bacchetta ma tiene una specie di grossa spada. Il suo gesto indica chiaramente che sta ordinando al vincitore di soprassedere all’esecuzione del ferito: si può riconoscere qui la fase del combattimento più sovente rappresentata nelle scene gladiatorie.
Al di sopra dei personaggi, a metà altezza della colonna, è raffigurato in scala molto più ridotta l’organo da anfiteatro. Si tratta ancora di un organo idraulico, con un’alta e stretta cisterna ad acqua, due pompe, un somiere e una fila di nove canne. La cisterna poggiata su uno zoccolo sembra esagonale e si allarga verso l’alto, sotto il somiere. Questo è formato da due elementi sovrapposti, di spessore quasi uguale. Da ciascun lato del somiere, un po’ più sporgenti verso il basso, si vedono due meccanismi arrotondati rappresentanti le pompe. Due figure, forse dei bambini, ci stanno sedute sopra; sono viste di spalle, ma hanno i visi girati verso il pubblico. Stanno certamente manovrando le leve della manticeria, malgrado la strana posizione delle braccia di quella di sinistra. Al di sotto degli individui il monumento porta la seguente iscrizione: “ΕΠΙΠΤΑΣ ΠΟΥΛΣΑΤΩΡ” (“Epiptas pulsator“). Epiptas è un nome tracio, per altro sconosciuto. In latino l’aggettivo “pulsator” significa in generale “colui che colpisce” ma talvolta anche, sin dalla fine del I secolo della nostra era, “colui che suona uno strumento a corde”. Ma è possibile che Epiptas sia il l’ipotesi che esso designi qui una particolare categoria di gladiatori. Il personaggio raffigurato tra i due lottatori potrebbe essere il maestro di scherma (doctor), l’allenatore, lui stesso occupato a suonare per l’occasione l’organo idraulico mentre coordina i gesti dei suoi allievi. Infatti, contrariamente all’opinione di J. Colin, l’orchestra dell’anfiteatro non era di necessità costituita da musicisti specializzati. Un graffito ben conosciuto di Pompei mostra effettivamente un gladiatore in armi che sta suonando il cornu durante la parata. Di qualunque cosa si tratti bisogna riconoscere che l’hydraulis raffigurato su questa stele vi figura come motivo decorativo secondario, e noi pensiamo alla fine che si trovi lì nient’altro che per ricordare l’atmosfera particolare dei combattimenti nell’arena.
Il monumento di Tatavero
Ricostruzione digitale mediante intelligenza artificiale a partire da fotografia a bassa risoluzione
Data:
tra II e III secolo d.C.
Ubicazione:
Bulgaria
Autore:
Anonimo
Tecnica e materiali:
Marmo scolpito
Dimensioni:
Altezza totale 1,05 m (base + colonna prismatica)
Provenienza:
Rinvenuta nel 1936 presso Tatarevo, regione di Borissovgrad (Bulgaria)
Fonti:
L’organo ellenistico-medioevale di Jean Perrot