repertorio dell'organo antico e medievale

Progetto

Organarium è un archivio digitale che raccoglie e ordina le testimonianze storiche dell’organo antico e medievale: un repertorio di fonti iconografiche e di trattati, consultabili attraverso percorsi interattivi, una mappa geografica e una timeline cronologica.

L’obiettivo è restituire, in un unico ambiente, l’evoluzione dello strumento dalle prime rappresentazioni dell’hydraulis greco-romano fino all’organo del basso Medioevo, mettendo in dialogo ciò che le immagini mostrano e ciò che i testi tecnici e teorici descrivono.

Il principio: radunare le prime fonti

Organarium non vuole essere un saggio sull’organo, ma il luogo in cui le prime fonti – le più antiche testimonianze visive e testuali dello strumento – vengono riunite, verificate e rese consultabili in un unico ambiente. Raccogliere e ordinare il materiale primario significa creare le condizioni perché la ricerca possa avvenire: sono gli studiosi, a partire da queste fonti, a inferire connessioni, ipotesi e ricostruzioni. Organarium fornisce la base documentaria; l’interpretazione resta aperta.

L’origine all’interno di JERUS-IT-ARTS

Organarium nasce nell’ambito di JERUS-IT-ARTS, progetto che ricostruisce il dialogo artistico tra Italia e Gerusalemme dal Medioevo ad oggi, coniugando ricerca storica e pratiche digitali (CUP project n. E33C24000160006).

Il repertorio si sviluppa a partire dal lavoro dell’Accademia di Belle Arti di Milano sulla valorizzazione digitale del patrimonio musicale del progetto e sullo studio dell’organo storico riscoperto a Betlemme. Da questo nucleo prende forma
uno strumento di consultazione autonomo, dedicato alla raccolta delle prime fonti sulla storia dell’organo.

Finalità

Riunire in forma aperta e consultabile le prime fonti visive e testuali sull’organo antico e medievale.

Contestualizzare ciascuna fonte nello spazio (mappa) e nel tempo (timeline), restituendone l’evoluzione tecnica, sonora e simbolica.

Garantire la conservazione e l’accessibilità a lungo termine del materiale raccolto, in una forma pensata per durare e restare fruibile nel tempo.

Vedere le fonti: la mappa e la timeline

Radunare le prime fonti non basta: occorre poterle leggere insieme. Per questo organarium non si limita a elencare le testimonianze, ma le rende visibili come dati. Ogni scheda porta con sé le proprie coordinate – un luogo e un’epoca – e diventa così un punto su una mappa e un nodo su una linea del tempo.

La mappa geografica trasforma il repertorio in un territorio: mostra dove l’organo è stato raffigurato o descritto, fa emergere le concentrazioni e le scuole regionali, rende evidente come lo strumento abbia viaggiato e si sia radicato in contesti diversi.

La timeline cronologica, all’opposto, appiattisce la geografia e distende tutto sull’asse del tempo: permette di vedere a colpo d’occhio l’avvicendarsi delle forme – dall’hydraulis ai positivi e ai portativi medievali – e di cogliere le accelerazioni, le persistenze e i salti che un elenco non restituirebbe mai.

È questo l’aspetto che distingue un archivio da un repertorio vivo: le stesse fonti, attraversate da prospettive diverse, producono ogni volta domande nuove. La visualizzazione non aggiunge contenuto – lo rende interrogabile. Ed è esattamente da questa interrogazione che prende avvio la ricerca.

Promosso nell’ambito di JERUS-IT-ARTS da:

Partner di progetto