Nel 1852 sono stati scoperti a Nennig, piccolo villaggio della Saar situato a 40 chilometri da Treviri, non lontano dalla riva destra della Mosella, i resti di una ricca dimora romana datata generalmente all’epoca di Adriano. Il pavimento di uno dei frammenti è ornato da un magnifico mosaico che versa in buonissimo stato di conservazione. Esso comprende nove medaglioni, sette di forma ottagonale e due quadrati, separati da motivi geometrici e rappresentanti diverse scene di anfiteatro: combattimenti di gladiatori e venatio. Uno dei medaglioni mostra l’orchestra formata da un organo idraulico e da un corno.
L’organo è conforme alla descrizione di Vitruvio e possiede due pompe laterali. Lo zoccolo, esagonale, è posto su una piccola predella di identica forma la cui prospettiva è ben resa dal disegno. La cisterna ad acqua, a sei lati, è decorata da pannelli rettangolari a modanature. Essa porta su ciascun lato e sulla metà superiore un grosso cilindro sostenuto da una mensola obliqua.
Verso la parte superiore della cisterna si trova una sorta di tavola, esagonale anch’essa, e ornata da modanature: si tratta del somiere sul quale sono impiantate le canne. Queste, in numero di ventisette o ventotto, appaiono molto serrate e di piccolo calibro. La loro progressione è poco significativa, essendo la più piccola in misura di circa i tre quarti della maggiore.
L’organista si tiene dietro lo strumento, con la testa e il busto che emergono al di sopra delle canne. La fisionomia è piacevole: il viso imberbe, giovane, disteso, che sprizza salute; i capelli abbondanti, con qualche ciocca sulla fronte. Gli occhi, di un bel nero, sono rivolti con attenzione verso sinistra. Le spalle, larghe, sono drappeggiate in un ampio vestito che risale fino al collo. Alla sinistra dell’organista sta il cornicen, il quale veste un ampio mantello chiaro e calza dei sandali. La sua espressione è più grave; porta la barba e la fronte è cinta di una benda che trattiene i capelli. Anche il viso e gli occhi sono insieme girati verso sinistra. Tiene nelle mani il cornu, grande corno la cui imboccatura è tenuta poco lontano dalla sua bocca. Senza alcun dubbio lui e il suo compagno sorvegliano la lotta, attendendo il segnale per iniziare a suonare. I colori, il cui ruolo è qui probabilmente più decorativo che descrittivo, comprendono soprattutto il blu e l’ocra. In blu chiaro appaiono il somiere e la barra obliqua delle canne; in ocra chiaro sono i cilindri, le modanature della cisterna e l’insieme delle canne; di bistro chiaro è la cisterna.
Uno dei meriti di questa raffigurazione è quello di dimostrare che l’organo idraulico non sia stato unicamente uno strumento solista, ma che concertasse volentieri con il corno. E’ probabile che la mescolanza di questi due timbri caratteristici producesse una musica grandiosa e marziale, che ben si adattava alle violenze dei combattimenti gladiatori.