Questo bel sarcofago di marmo bianco conserva la memoria di una giovane organista, di cui un’iscrizione: “Juliae Luc(i) filiae Tyrraniae vixit ann(os) XX m(enses) VIII quae moribus pariter et disciplina ceteris feminis exemplo fuit. Aurarcius nurui, Laurentius ucxori” (“A Julia Tyrrania, figlia di Lucius. Visse vent’anni e otto mesi. Per i suoi buoni costumi come per la sua istruzione fu di esempio alle altre donne. Autarcius alla propria nuora. Laurentius alla propria sposa”).
Le competenze di questa giovane, rapita così presto all’affetto del marito, erano soprattutto di carattere musicale, e in effetti sui lati dell’iscrizione figurano degli strumenti di musica: a sinistra un organo idraulico e una siringa nella custodia; di fianco all’organo un animale che sembra una pecora, con sul fondo un piccolo albero.
L’organo è disegnato con abilità. Su un solido zoccolo si erge la cisterna ad acqua esagonale, con contorni ornati da modanature. La parte superiore presenta una sorta di piattaforma di medesimo formato le cui facce rettangolari sono provviste di nervature lungo tutti i lati. Su entrambi i fianchi della piattaforma si vedono le due pompe, che a loro volta sono provviste di un grosso cilindro col relativo condotto dell’aria sulla parte inferiore. Quest’ultimo scende dapprima verticalmente, poi si piega ad angolo retto per penetrare nella cisterna. Tutto ciò implica un pistone che possa esser manovrato dall’alto, di cui però non si vedono né biella né leva. Sopra la piattaforma della cisterna sta il somiere, ma sono assenti eventuali accessori di registrazione o annessi alla tastiera. Quest’ultima è posta sicuramente sull’altro lato dell organo, poiché era d’uso raffigurare di facciata lo strumento. Le canne sono otto, tutte di diametro molto simile. Sono assai grandi al punto che la maggiore, da sola, misura tanto quanto il somiere, la cisterna e lo zoccolo riuniti assieme.
Lo strumento favorito di Julia Tyrrania non manca di eleganza: immaginiamo volentieri il prestigio della giovane donna, fieramente appostata dietro le bronzee canne che amava far risuonare. Davanti a questa strumentista così dotata per la propria arte il pensiero va a quell’Aelia Sabina dell’iscrizione di Aquincum, compianta a sua volta dal marito che le vantava il talento musicale per la posterità.
Di tale Julia si è voluta fare una credente: è stato osservato che i nomi di Autarcius e Laurentius sono frequenti nell’epigrafia cristiana. Può essere, ma non abbiamo elementi per poter giudicare.