repertorio dell'organo antico e medievale

La terracotta di Alessandria

© Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons

Data: I secolo a.C.
Ubicazione: Louvre, Parigi; Dipartimento di Antichità greche, etrusche e romane, inv. CA 426, Parigi, Francia
Autore: Anonimo (artefice ellenistico, sconosciuto)
Tecnica e materiali: Terracotta modellata e cotta
Dimensioni: Altezza 13 cm
Provenienza:

Alessandria d’Egitto

Questa statuetta di terracotta è probabilmente la più antica rappresentazione d’organo da noi conosciuta; essa proviene da Alessandria, la patria stessa del meccanico Ctesibio. Dapprincipio appartenuta alla collezione Gréau, ora si trova al Museo del Louvre. 

La maggior parte degli esperti stima che il pezzo sia anteriore all’era cristiana e probabilmente coevo alla fine del periodo ellenistico. Sebbene di fattura piuttosto grossolana esso dà un’idea di ciò che poteva essere l’õpγανον ὑδραυλικόν a quest’epoca. Lo strumento corrisponde alle descrizioni di Erone e di Vitruvio: una capiente cisterna ad acqua riposa su uno zoccolo assai elevato e a destra si vede una pompa la cui leva non è raffigurata. Ignoriamo se ve ne sia una a sinistra, dato che la sua posizione è mascherata dal suonatore di tromba. Il somiere, la cui larghezza sembra quasi uguale all’altezza della cisterna, è ornato da scanalature longitudinali. Ci sono quattordici canne visibili, le acute essendo piazzate alla destra dell’organista, tuttavia non vediamo né barra né montanti per mantenerle. La loro altezza non è regolarmente decrescente ma resta press’a poco la stessa a cominciare dalla settima. È evidente che il modellatore ha voluto mettere in risalto la testa dell’organista, che ancora una volta è una donna, in questo caso dal viso severo e senza grazia. Su una spessa capigliatura, che le ricopre una parte della fronte, è posto una sorta di diadema. 

Il trombettista, “nano e deforme”, nasconde tutta una parte dell’organo; soffia con negligenza nel proprio strumento il cui padiglione trascina quasi a terra. Si tratta con tutta evidenza di una caricatura o di una scena da commedia, a giudicare dall’abbigliamento ridicolo dei personaggi.