repertorio dell'organo antico e medievale

Il salterio di Cambridge

St John’s College Cambridge

Data: XIII secolo
Ubicazione: St. John’s College, Cambridge
Autore: Anonimo (minaturista del XIII secolo, stile gotico francese)
Tecnica e materiali: Miniatura su pergamena con pigmenti colorati e oro
Dimensioni: Non documentate
Provenienza:

Tradizione liturgica dell’abbazia di Saint-Rémi, Reims

La pagina di frontespizio del salterio di Saint-Rémi de Reims si organizza in due registri di dimensioni diverse, il più grande si trova nella parte superiore dell’immagine. Questi due registri sono organizzati secondo un sistema di simmetria. A David, posto al centro del registro superiore, risponde una figura di orso o una maschera – l’ambiguità è senza dubbio deliberata – che colpisce un tamburo. Nell’esegesi cristiana, che si basa in gran parte su analogie, gli strumenti non possiedono intrinsecamente qualità simboliche positive o negative; sono le loro caratteristiche formali e acustiche, le tecniche che richiedono per essere suonati, ma anche le loro somiglianze e dissomiglianze tra loro che condizionano la loro funzione simbolica nelle fonti letterarie e nelle immagini. Nel Salsario di Saint-Rémi, per quanto l’arpa sia leggera, sollevata a portata di braccio dal servo inginocchiato presso il re, tanto il tamburo si rivela massiccio, e pesa con tutto il suo peso sulla cinghia che la appende intorno al collo della maschera. Alle dita agili e sciolte di David, si oppone una massiccia zampa grossolanamente antropomorfa: se il re può modulare i suoni sulla sua arpa, la figura bestiale non può fare lo stesso sul suo tamburo. La musica, come insieme di suoni informati e il rumore, come insieme di forme udibili ma indeterminate, sono qui proposti come due poli antinomici dell’emissione sonora. Questo rumore non è comunque un rumore qualsiasi. Quando parlano del tamburo (timpano) nei loro commenti, gli esegeti cristiani prendono in considerazione la pelle tesa che lo copre: il timpano riguarda la carne e la sua mortificazione, opposte allo spirito. Questa pelle gioca, mi sembra, un ruolo altrettanto determinante nell’immagine: dato che è di origine animale, il rumore emesso dal tamburo può anche alludere al grido della “bestia”. L’emissione sonora dell’orso/maschera apparirebbe così come una “non-musica”. È prodotta dal solo corpo, e con l’unico corpo, come testimonia la doppia presenza di una pelle animale sul personaggio e sullo strumento.