repertorio dell'organo antico e medievale

De Diversis Artibus – Teofilo

Data: prima metà dell’XI secolo
Trattato completo:

De Diversis Artibus

Edizione: Translated, with notes, by Robert Hendrie; London: John Murray, Albemarle Street, 1847
Provenienza:

Archive.org

Questi capitoli del De diversis artibus di Teofilo descrivono la costruzione di un organo medievale, soffermandosi sia sulla fabbricazione delle canne sia sulla realizzazione della cassa del vento, dei registri e dei mantici. Il testo documenta con notevole precisione le tecniche artigianali impiegate nella lavorazione del rame, nelle saldature e nell’assemblaggio delle diverse parti dello strumento. Particolarmente rilevanti sono le indicazioni relative alla ventilazione dell’organo, ai sistemi di alimentazione dell’aria e alla disposizione dei registri, che mostrano una concezione organaria ormai pienamente sviluppata in ambito medievale.

LIBRO III – CAPITOLO LXXXI – SUGLI ORGANI

Il fabbricante di organi deve anzitutto possedere la conoscenza della misura, di come le canne gravi e acute e sopracute debbano essere misurate; egli può quindi farsi un ferro lungo e spesso della misura che desidera che le canne abbiano; questo deve essere rotondo, limato e lucidato con grandissima cura, più spesso a un’estremità e leggermente diminuito, così che possa essere posto in un altro ferro ricurvo, dal quale è circondato, alla maniera del legno nel quale è fatto girare il succhiello; e all’altra estremità sia sottile, secondo la misura dell’estremità inferiore della canna che deve essere posta sui mantici.
Poi rame puro e molto sano è assottigliato, così che l’impronta del chiodo possa apparire dall’altro lato. Quando questo è stato tracciato e tagliato secondo la misura del ferro per le canne più lunghe, che sono chiamate gravi, si fa un’apertura secondo il precetto dell’insegnamento, nella quale la valvola deve essere posta, ed è raschiato tutt’intorno un poco secondo la misura dell’asta; e lo stagno è spalmato sopra di esso con il ferro da saldare, ed è raschiato su un bordo per la lunghezza all’interno, e all’esterno sull’altro bordo, ed è ricoperto sottilmente di stagno.
Le quali stagnature, prima che le linee appena fatte siano raschiate, sono leggermente unte, essendo il rame riscaldato con resina di abete, affinché lo stagno possa più facilmente aderire. Fatto ciò, questo rame è piegato attorno al ferro ed è fortemente legato intorno con un filo di ferro di moderato spessore, così che le linee stagnate possano combaciare tra loro. Questo filo deve essere prima fatto passare attraverso un piccolissimo foro che è all’estremità sottile del ferro, ed essere attorcigliato due volte attorno in esso, e così essere portato giù avvolgendosi fino all’altra estremità, ed essere là similmente fissato.
Poi, con le sue giunture combacianti insieme e accuratamente fissate, è posto con la sua legatura, come con il ferro, davanti alla fornace sui carboni ardenti; e il ragazzo, sedendo e soffiando leggermente, tiene nella mano sinistra un legno sottile, alla cui sommità spaccata è fissato un piccolo panno con resina, e nella destra può essere tenuto un lungo pezzo di stagno battuto sottile, così che, non appena la canna sia divenuta calda, egli possa ungere la giuntura con il panno riempito di resina, e lo stagno applicato possa liquefarsi, ed egli deve con cura saldare insieme la giuntura.
Fatto ciò, la canna fredda, il ferro è posto nello strumento preparato come quello di un tornitore; e posto il ferro ricurvo, e allentato il filo, una mano può far girare il ferro ricurvo, l’altra, essendo entrambe le mani provviste di guanti, può tenere fermamente la canna, così che il ferro possa essere portato attorno e la canna resti ferma, finché essa appaia elegante agli occhi, come se fosse tornita.
Essendo poi il ferro tolto, la canna è leggermente battuta con il martello vicino all’apertura, sopra e sotto, così che questa forma rotonda possa deprimersi quasi fino al centro per lo spazio di due dita; la valvola può essere fatta di rame alquanto più spesso, come una mezza ruota, ed essere saldata attorno alla parte rotonda, come la canna sopra, ed essere così posta nella parte inferiore dell’apertura che il suo bordo stia ugualmente sotto di essa, né sporga sotto né sopra.
Egli può avere anche un ferro da saldare della stessa larghezza e rotondità della valvola. Con questo, riscaldato, egli può porre piccole particelle di stagno sulla valvola, e un poco di resina, e può passare con cura il ferro caldo affinché non muova la valvola, ma affinché lo stagno, essendo sciolto, possa così aderire che nessun vento possa uscire nella sua circonferenza, se non soltanto nell’apertura superiore.
Fatto ciò egli può portarla alla sua bocca e soffiare dapprima leggermente, poi più forte, e poi fortemente; e secondo ciò che egli discerne con l’udito, può disporre il suono, così che se lo desidera forte, l’apertura è fatta più larga; se più debole, tuttavia, è fatta più stretta.
In quest’ordine tutte le canne sono fatte; egli può fare la misura di ciascuna, dalla valvola verso l’alto, secondo la regola inculcata; ma dalla valvola verso il basso, tutte saranno di una sola misura e dello stesso spessore.

LIBRO XIII – CAPITOLO LXXXII – SULL’EREZIONE DELL’ORGANO

Nella fabbricazione della struttura sulla quale le canne devono stare, considera se intendi averla di legno o di rame. Se di legno, procurati due pezzi di legno di platano, molto secchi, di due piedi e mezzo di lunghezza, e in larghezza piuttosto più di uno; uno di quattro, l’altro di due dita di spessore, che non devono essere nodosi, ma senza difetto. I quali, essendo accuratamente congiunti insieme, nella parte inferiore del legno più spesso deve essere fatto nel centro un foro quadrato, largo quattro dita, e intorno ad esso devono essere lasciati bordi dello stesso legno di un dito in larghezza e in altezza, nei quali possono essere posti i mantici.

Nella parte superiore del lato, tuttavia, sono fatti piccoli incavi, attraverso i quali il vento può giungere alle canne. Ma l’altra parte del legno, che deve anche essere la superiore, è misurata all’interno ugualmente, dove sette o otto piccole aperture sono disposte, nelle quali i registri sono accuratamente congiunti, così che possano avere facile modo di essere tirati fuori o rimessi, tuttavia in modo tale che nessuna aria possa uscire tra le giunture.

Nella parte superiore, tuttavia, si tagliano piccole aperture di fronte a quelle inferiori, che possono essere piuttosto più larghe, nelle quali possono essere congiunti tanti pezzi di legno, così che tra questi e quelli più grandi le aperture del legno rimangano vuote, attraverso le quali il vento possa salire alle canne; poiché in questi stessi pezzi di legno devono essere fatte aperture nelle quali le canne devono essere fissate.

Le aperture nelle quali i registri sono inseriti nella parte anteriore devono allargarsi, come finestre inclinate, attraverso le quali questi registri sono introdotti e rimossi. Nella parte posteriore, sotto l’estremità di questi registri, sono fatti fori ugualmente larghi e lunghi della misura di due dita, attraverso i quali il vento può salire dalle parti inferiori a quelle superiori, così che quando i registri sono premuti sopra di essi questi fori possano essere chiusi da essi; quando, tuttavia, essi sono ritirati possano di nuovo restare aperti.

In quei pezzi di legno che sono congiunti sopra i registri sono fatte aperture, accuratamente e in ordine, secondo il numero delle canne di ogni tono, nelle quali queste canne sono poste, così che possano stare ferme e ricevere il vento dalle parti inferiori.

Ma nelle impugnature dei registri sono segnate lettere, secondo l’innalzarsi e l’abbassarsi del suono, mediante le quali si può conoscere quale tono esso sia. In ciascuno dei registri sono fatti singoli fori sottili, della lunghezza di mezzo mignolo, nella parte anteriore, vicino alle impugnature, nel senso della lunghezza, nei quali possono essere posti singoli chiodi di rame con testa, che possono passare attraverso le piccole finestre nel mezzo, per mezzo dei quali questi registri sono tirati dal lato superiore della struttura verso il basso, e le teste dei chiodi appaiono sopra, così che quando i registri sono ritirati dagli strumenti sonori, non possano essere del tutto estratti.

Essendo queste cose così disposte, questi due pezzi di legno, che completano la cassa dell’organo, sono congiunti insieme con colla di formaggio; poi quelle parti che sono congiunte sopra i registri, nelle quali esistono i fori, sono anche rifinite tutt’intorno con cura e raschiate.

LIBRO III – CAPITOLO LXXXIII – SULL’ASSEMBLAGGIO DEL MANTICE

Nel costruire la cassa del vento, unisci due pezzi di legno di platano, nel modo sopra descritto, della lunghezza di un piede, dei quali uno sia spesso una palma e l’altro tre dita; siano arrotondati a un’estremità, come uno scudo, e lì larghi un piede e mezzo, mentre all’altra estremità siano piatti, larghi una palma.
Quando questi saranno stati accuratamente adattati insieme, pratica nella parte arrotondata del pezzo di legno più spesso le aperture che desideri, secondo il numero dei mantici, e nella parte piatta una sola apertura, che dovrà essere più grande. Poi scava, da ciascuna apertura, un canale che conduca a quella più grande, attraverso il quale l’aria possa passare verso i mantici in funzione; e così incollerai questi legni con colla di caseina e li avvolgerai con un panno di lino, nuovo e resistente, che spalmerai con la stessa colla affinché aderisca. Farai anche robuste legature di ferro, stagnate all’interno e all’esterno, perché non si distacchino dal legno; le fisserai con lunghi chiodi a testa, anch’essi stagnati, in modo che tra due aperture vi sia una legatura che abbracci ciascun pezzo di legno dal lato superiore a quello inferiore.
Poi procurati un pezzo di legno di quercia curvo, sano e robusto, che da un’estremità, a partire dalla curvatura, abbia la lunghezza di un piede e dall’altra di due; lo forerai a entrambe le estremità con un grande trapano, come si forano i mozzi delle ruote dell’aratro. Ma poiché i fori non possono incontrarsi a causa della curvatura, costruisci un ferro con testa rotonda, simile a un uovo, e con un lungo stelo sottile provvisto di manico; sia leggermente ricurvo presso la testa, e con esso, una volta arroventato, brucerai l’interno dei fori nella parte curva finché combacino perfettamente.
Fatto ciò, lavora questo legno dandogli forma quadrata, in modo che ciascun lato sia largo una palma, secondo la misura della cassa del vento nella parte piatta.
Dopo questo, unisci questo pezzo di legno, dalla parte più lunga, all’apertura inferiore della struttura dell’organo, in modo che nello stesso legno venga ricavata una sporgenza lunga un pollice, che possa essere inserita o forzata in tale apertura, e che la giuntura sia così precisa che non possa fuoriuscire aria. Unirai nello stesso modo l’altra estremità al mantice, fisserai questo legno con colla di caseina e avvolgerai tutto il pezzo, compresa la giuntura, con un panno, al quale applicherai anche una fascia larga di rame che abbracci il bordo di ciascun pezzo di legno.
Completate queste operazioni, se vorrai collocare l’organo oltre lo spessore del muro, in modo che all’interno del monastero non si veda nulla se non la struttura con le canne, mentre i mantici si trovino dall’altra parte, dovrai disporre la costruzione in modo che i registri possano essere tirati verso i mantici, e nel muro stesso si costruirà un arco in cui il suonatore possa sedere; il suo sedile sarà sistemato in modo che possa tenere i piedi sopra i mantici.
Vi è inoltre un’apertura quadrata al centro dell’arco, attraverso il muro, per mezzo della quale si espone la struttura con le canne; e il collo del mantice, che si trova nel muro sotto l’apertura, è reso stabile con pietre, fissato nella sua giuntura e sostenuto da due lunghi chiodi di ferro inseriti uniformemente nel muro. A questa apertura è appesa una finestra di legno che, quando è chiusa e assicurata con serratura e chiave, impedisce a qualsiasi estraneo sopraggiunto di conoscere ciò che vi è contenuto.
All’esterno, sopra l’organo, può essere sospeso un pesante drappo, teso internamente su una struttura lignea a forma di cupola, per proteggere dalla polvere; esso pende dal soffitto tramite una corda che, disposta con arte attorno a una carrucola sopra il soffitto stesso, viene tirata mentre l’organo suona, sollevando così la copertura, e, terminato il canto, viene abbassata nuovamente sopra l’organo.
Questa copertura ha anche una cuspide, fatta dello stesso tessuto, tesa su quattro pezzi di legno disposti a triangolo, sulla cui sommità si trova una piccola sfera di legno alla quale è fissata la corda.
I mantici e la struttura su cui poggiano disponili come preferisci, secondo la configurazione del luogo.

LIBRO III – CAPITOLO LXXXIV – SULLA COSTRUZIONE IN RAME E DEL SUO MANTICE

Disponi la lunghezza e la larghezza della cassa secondo il numero delle canne, e realizza una forma in argilla battuta; una volta asciutta, ritagliala nella misura che desideri e ricoprila con cera, assottigliata con cura tra due asticelle di uguale spessore mediante un legno rotondo.
Poi incidi in questa cera le aperture dei registri e il foro inferiore attraverso il quale l’aria possa entrare; aggiunti i condotti dell’aria con l’imbuto, ricopri il tutto con la stessa argilla una volta, poi una seconda e una terza. E quando la forma sarà asciutta, fondi allo stesso modo in cui è stata fatta la forma del turibolo sopra menzionata.
Modellerai anche il condotto del vento in argilla, con le uscite dell’aria che si diramano inferiormente in ogni direzione, a somiglianza delle radici di un albero, e che si riuniscono in alto in un’unica apertura. Dopo averlo disposto con misura e inciso con un coltello, ricoprilo di cera e procedi come sopra.
E quando avrai fuso la cassa, fisserai all’interno, a un’altezza di un dito dal fondo, una lastra di rame battuto, disposta uniformemente sotto le aperture dei registri, affinché questi possano poggiarvi sopra e possano essere estratti e reinseriti agevolmente; rivestiti questi registri con un sottile strato di argilla, colerai sopra il resto della cassa del piombo fuso ovunque, sopra i registri fino alla sommità.
Fatto ciò, rimuoverai questo piombo e segnerai con precisione le aperture delle canne nei registri; quindi forerai con grande cura questo piombo con un ferro sottile o con un trapano.
Poi realizzerai i passaggi dell’aria sotto i registri; inserirai ciascun registro al proprio posto e rimetterai il piombo, adattandoli alla struttura battendoli con il martello, in modo che non possa uscire aria se non attraverso le aperture in cui sono collocate le canne.
Quando la cassa del vento sarà stata fusa e rifinita, e la canna di ciascun condotto d’aria sarà adattata al proprio raccordo, essa dovrà essere unita e saldamente fissata inferiormente alla struttura dell’organo, in modo che l’aria possa trovare liberamente il suo passaggio e non possa in alcun modo fuoriuscire dalle altre giunture.
Si deve inoltre provvedere con cura che davanti all’apertura di ciascuna canna penda una sottile lamina di rame, capace di chiudere il passaggio dell’aria, in modo che, quando il mantice si abbassa soffiando, questa lamina si sollevi e l’aria possa uscire liberamente; e quando il mantice si solleva per riempirsi nuovamente d’aria attraverso la propria valvola, questa lamina chiuda completamente l’apertura e non permetta all’aria già emessa di ritornare.