La dama e l’unicorno è un ciclo di arazzi fiamminghi della fine del XV secolo. Costituisce una delle più importanti opere di arazzeria del medioevo europeo. È composto da sei pannelli, tutti con lo sfondo rosso, con al centro la dama con l’unicorno e il leone e intorno altri piccoli animali, alberi e fiori. Gli stendardi e gli scudi portano l’emblema di Jean Le Viste. Cinque pannelli sono dedicati ai sensi:
– il gusto: la dama sta prendendo un dolce dall’alzata che le offre una ancella. Ai suoi piedi anche la scimmietta sta mangiando un dolce. Il leone e l’unicorno reggono stendardi e portano mantelli con l’emblema con le tre mezzelune.
– l’udito: la dama suona un organo appoggiato su un tavolo, l’ancella aziona il mantice che dà aria allo strumento.
– la vista: l’unicorno si contempla in uno specchio retto dalla dama, seduta con le zampe dell’animale in grembo.
– l’olfatto: la dama prepara una corona con i fiori che l’ancella le porge su un piatto; altri fiori con cui gioca la scimmietta sono stati raccolti in un cestino.
– il tatto: la dama accarezza con la mano sinistra il corno dell’unicorno e con la destra regge una bandiera.
– A mon seul désir: quest’ultimo pannello, più grande degli altri, differisce nello stile ed è di più difficile interpretazione. La dama si trova di fronte a una tenda, che porta in alto la scritta A Mon Seul Désir (“al mio unico desiderio”) tenuta aperta dall’unicorno e dal leone. Nelle mani tiene un velo che contiene la collana, che portava negli altri arazzi, e la ripone nel cofanetto che le porge l’ancella.
La dama e l’unicorno (l’udito)
Photograph by Didier Descouens, Public domain, via Wikimedia Commons
Data:
1484-1500 ca.
Ubicazione:
Musèe de Cluny – Musèe national du Moyen Age, Parigi
Autore:
Anonimo (bottega fiamminga, probabilmente di Parigi o Bruxelles)
Tecnica e materiali:
Arazzo in lana e seta tessuti (arazzeria ad alta tenacia)
Dimensioni:
Ogni pannello ca. 3,6 x 2,5 m (l’ultimo è leggermente più grande)
Provenienza:
Commissionati per la famiglia Le Viste (nobili francesi); scoperti ca. 1841 nel castello di Boussac
Fonti: