repertorio dell'organo antico e medievale

Il sarcofago di Saint-Maximin

Data: prima metà del IV secolo
Ubicazione: Basilica di Saint-Maximin, Var (Francia)
Autore: Anonimo
Tecnica e materiali: Bassorilievo su sarcofago di marmo
Dimensioni: 1 x 0,78 m; organo raffigurato: altezza totale ca. 76 cm (canna magg. 76 cm, min. 58 cm)
Provenienza:

Cripta della basilica di Saint-Maximin (Var, Francia)

Nella cripta della basilica di Saint-Maximin (Var) è conservato un bellissimo sarcofago in marmo risalente all’epoca costantiniana. Su una delle facce la terali, purtroppo male illuminata, è visibile un bassorilievo che raffigura una scena cristiana ben conosciuta: si tratta della Resurrezione di Tabità, narrata negli Atti degli Apostoli (IX, 36-43). La resuscitata si sta sedendo sul letto e Pietro le dà la mano. Ai piedi del giaciglio della giovinetta, dietro una colonna, è raffigurato un organo idraulico. La cisterna ad acqua, scanalata, sembra essere di forma cilindrica e poggia su un piccolo zoccolo esagonale. Il somiere, relativamente spesso, supporta otto canne che decrescono da sinistra verso destra. Si vedono nettamente ai loro piedi gli anelli descritti da Vitruvio per assicurarle alla tabula summa. Si tratta qui certo di canne a bocca: distinguiamo infatti perfettamente i tasselli apprestati in legno obliquo e dotati di imboccatura, essendone visibilissima l’estremità dei tappi che ne otturano l’orifizio superiore. Una barra trasversale scanalata mantiene l’insieme delle canne. La tastiera è invece assente alla vista, essendo dall’altro lato dell’organo. Nemmeno le pompe sono presenti, ma spesso vengono trascurate nei disegni. Nondimeno non è impossibile che si sia di fronte a un organo pneumatico di grandissimo formato, posato su una tavola.

L’interesse maggiore di questa scultura è dovuto alla presenza dell’organo in una dimora mortuaria cristiana. Per tale contingenza si possono proporre diverse spiegazioni, nessuna delle quali decisiva. O si è voluta rappresentare Tabità con i tratti di una defunta che esercitava il mestiere di organista; oppure era uso a quel tempo di suonare l’organo ai funerali dei credenti, o quantomeno di servirsene per accompagnare il canto dei salmi; o ancora, come suggerito dal “Padre Arbus”, l’organo è qui il simbolo delle gioie dell’aldilà, ma quest’ultima ipotesi ci sembra appena difendibile dato che la scena rappresenta giustamente il ritorno alla vita terrena. Da parte nostra siamo tentati di pensare che si tratti di un motivo escatologico direttamente ispirato alle tradizioni greco-romane.

Fonti:

L’organo ellenistico-medioevale di Jean Perrot