repertorio dell'organo antico e medievale

De gestis Caroli Magni – Monaco di San Gallo

Data: IX secolo d.C.
Trattato completo:

De gestis Caroli Magni

Edizione: By Einhard & the Monk of St Gall: translated and edited by Professor A. J. Grant.
Autore: Monaco di San Gallo
Provenienza:

Archive.org

Questo passo del De gestis Caroli Magni del Monaco di San Gallo descrive l’arrivo alla corte carolingia di strumenti provenienti dall’ambiente bizantino, tra cui diversi organi. Il testo contiene riferimenti alla costruzione dello strumento, ai mantici, alle canne bronzee e alle caratteristiche sonore attribuite all’organo nell’ambito della cultura musicale carolingia.

UN ORGANO GRECO

7. E qui devo ripetere che il celeberrimo Carlo aveva uomini di grandissima intelligenza in ogni campo.

Quando le lodi mattutine furono celebrate davanti all’imperatore nell’ottava dell’Epifania, i Greci procedettero privatamente a cantare a Dio, nella loro lingua, salmi con la stessa melodia e lo stesso contenuto di “Veteraem hominem” e delle parole seguenti nel nostro messale.

Allora l’imperatore ordinò a uno dei suoi cappellani, che comprendeva la lingua greca, di adattare quel salmo in latino sulla stessa melodia, e di fare particolare attenzione affinché a ogni singola nota corrispondesse una singola sillaba, così che il latino e il greco si somigliassero il più possibile, per quanto la natura delle due lingue lo consentisse. Così avvenne che tutti furono scritti con lo stesso ritmo, e in uno di essi conteruit fu sostituito a confrivit.

Questi stessi inviati greci portarono con sé ogni tipo di organo, oltre ad altri strumenti di vario genere. Tutti furono esaminati di nascosto dagli artigiani del sapientissimo Carlo, e poi riprodotti con esattezza. Il principale fra essi era quell’organo dei musicisti, nel quale le grandi casse erano fatte di bronzo; e mantici di pelle bovina soffiavano attraverso canne di bronzo, mentre il suono grave era simile al ruggito del tuono, e nella dolcezza uguagliava il tintinnio della lira o del cembalo.

Ma non devo, qui e ora, parlare di dove fu collocato, di quanto a lungo durò, e di come andò perduto nello stesso tempo in cui altre sciagure colpirono lo Stato.