Al primo piano del complesso conventuale di San Paolo fuori le Mura, a Roma, si trova un piccolo museo in cui sono custodite iscrizioni cristiane ritrovate nei luoghi adiacenti la basilica omonima; tra queste si trova un grande marmo raffigurante un organo idraulico.
Si tratta di una lastra rettangolare, ritrovata sotto l’altare della Confessione di San Paolo e avrebbe fatto parte dell’antico pavimento della basilica al tempo di Sisto V. Mostra l’immagine di un organo idraulico incavografato nel marmo senza cura prospettica ma con certi dettagli interessanti.
La cisterna ad acqua sembra essere cilindrica, riposa su uno zoccolo e mostra dei motivi decorativi assai insoliti. Al centro è presente un sole circondato da raggi e in basso, su ciascun lato, un personaggio dal disegno molto impreciso; in alto ci sono due piccoli cerchi. Secondo i monaci di San Paolo il sole rappresenterebbe la luce divina che brilla sull’intero mondo.
Sopra la cisterna ad acqua, disegnato in posizione frontale senza le pompe, è adattato un somiere di forma a sua volta sorprendente. La sua faccia anteriore leggermente obliqua mostra due pannelli, uno inferiore che è quasi orizzontale, l’altro superiore pressoché verticale, entrambi ornati di disegni geometrici comprendenti barre e cerchi. La vista di tre quarti di questa porzione dell’organo permette di intravedere la faccia posteriore del somiere: essa forma una sorta di scatola da cui emergono cinque piccole leve corrispondenti probabilmente ai tiranti dei registri.
Al di sopra e in avanti rispetto al somiere è disegnata la tastiera di quindici tasti più lunghi che larghi, e giustapposti come nella tastiera moderna; non sembrano corrispondere esattamente all’asse delle canne, in ragione del fatto che queste sono dodici invece di quindici, tutte a bocca, dettaglio ben distinto e visibile. Sembrano decrescere da destra verso sinistra, ma forse è solo l’effetto della prospettiva data dalla posizione obliqua del somiere. Sono mantenute, nel loro terzo superiore, da una barra trasversale su cui si trovano un piccolo motivo decorativo circolare al centro e uno più grande a sinistra. Questi ornamenti, già incontrati sulla terracotta di Cartagine, sono presenti anche nell’organo di Aquincum. Da notare ancora che l’estremità superiore delle canne è assoggettata a una sorta di barra rettilinea la cui funzione non è chiara.L’iscrizione ben disegnata recita: “Rusticus se vibu feci” ovvero “Rusticus se vivu(s) feci(t)” (Rusticus fece lui stesso (questo monumento) da vivo). Forse questi è un organista o un costruttore di organi idraulici, probabilmente cristiano.